Matematica e Fisica in due problemi e otto quesiti. Un primo esempio…non ministeriale!

Come sarà la seconda prova della maturità scientifica 2019? Come si potrà assicurare la sua multidisciplinarità?

I docenti sono preoccupati, disorientati. L’ indignazione è unanime. La superficialità e l’imperizia che hanno determinato la scelta dell’esempio di seconda prova fornito dal MIUR ne sono la causa. Come si fa ad affrontare le novità dei quadri di riferimento e della prova multidisciplinare, matematica e fisica, con simili  premesse?

Una fase così delicata merita di essere affrontata con serietà e spirito di servizio fornendo a scuole e docenti quelle indicazioni di buon senso che l’esperienza passata e il rispetto delle norme varate consigliano.  Deve farlo è, ovvio, il MIUR, ma è probabile che lo stesso Ministero si trovi nella delicata situazione di dover essere sostenuto nella gestione di una quantità di innovazioni forse non ancora tutte ben dominate. E occorre farlo con tempestività. Di tempo a disposizione ce n’è poco; i mesi che separano dall’esame sono già densi di iniziative ed impegni e tra l’altro, a marzo, anche le prove Invalsi, che potrebbero costituire un altro forte “distrattore”, almeno per i docenti di matematica del liceo scientifico.

Il miglior contributo possibile in questa fase è dunque di pensare a “misure di accompagnamento” fondate sulla partecipazione collettiva al dibattito sulle innovazioni introdotte e alla costruzione di esempi di prova che siano di orientamento per tutti: i docenti, gli studenti, gli esperti incaricati di redigere le prove, lo stesso Ministero che dovrà valutare e decidere.

Allora, come sarà la prova multidisciplinare di giugno? La struttura è rimasta invariata: due problemi, ma solo otto quesiti, non più dieci. Si restringe cioè il ventaglio delle richieste e conseguentemente diminuisce la possibilità di venire incontro alla molteplicità dei progetti e degli itinerari didattici realizzati, in regime di autonomia, da scuole e docenti. Eppoi, se per una parte è vero che il quadro di riferimento per la Matematica opera uno “snellimento” delle Indicazioni Nazionali, dall’altra c’è l’aggiunta della Fisica. Difficile dunque che, almeno inizialmente, la prova possa soddisfare tutti. È indubbio comunque che ogni cambiamento comporta qualcosa che si perde e qualche altra cosa che si guadagna. È perciò auspicabile un impegno collettivo teso a rendere minime le perdite e positivo il bilancio finale. In tale ottica s’inserisce la presente iniziativa della Mathesis di ragionare collegialmente su ipotesi di seconda prova di giugno 2019 con riferimento alla sua composizione e ai suoi contenuti.

Le ipotesi finora emerse sono le seguenti:

  1. Due problemi di fisica e otto quesiti di matematica.
  2. Due problemi di matematica e otto quesiti di fisica.
  3. Una presenza delle due discipline non uguale, ma proporzionale al numero di ore settimanali 13 e 22. Quindi 3 quesiti per la fisica, 5 per la matematica. E i problemi? Almeno un problema dovrebbe contenere qualcosa di matematica e qualcosa di fisica.
  4. Equilibrata co-presenza di fisica e matematica nei problemi e nei quesiti.
  5. Un problema e quattro quesiti di matematica e un problema e quattro quesiti di fisica.

L’ultima ipotesi malgrado l’apparente equità potrebbe indurre a sostituire alla scelta dell’argomento la scelta della disciplina cioè a ridurre la prova a “monodisciplinare impoverita”. La 2 si presenta più congeniale ai fisici: salvaguarderebbe la tradizione del problema di matematica e assicurerebbe una buona presenza alla fisica, mentre la scelta 1, all’opposto, presenta l’handicap del problema di fisica, in genere più difficile e meno sperimentato.

Le ipotesi 3 e 4 appaiono le articolazioni più condivise. E se ne offre un primo esempio con le finalità espresse prima e l’idea soggiacente di una prova progettata unitariamente, coerente e coordinata, senza salti o fratture culturali e pedagogiche rilevanti. Altri esempi saranno pubblicati nei prossimi giorni. A tal fine s’invitano gli iscritti e i lettori interessati a far pervenire loro proposte di problemi e quesiti a: segreteria@mathesisnazionale.it

Proposta di Tema, maturità scientifica 2019

Soluzioni e osservazioni di Nicola Fusco (docente, Bari)

6 comments

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  1. Le ipotesi emerse sono ragionevoli e congruenti e ai Quadri orari delle discipline e ai contenuti dei Quadri di riferimento. Una riflessione collegiale che auspico sia ampiamente condivisa e partecipata non solo tra i Docenti attualmente impegnati con Classi V di Liceo Scientifico, ma con l’intera Comunità del mondo della Scuola e dell’Università, al fine di implementare e rafforzare quelle sinergie che tutti noi auspichiamo e che tanto gioverebbero alla nostra Società. Una filiera di collaborazioni.

  2. Direi senz’altro l’ipotesi n°3:
    – 1 problema di matematica e 1 di fisica (il candidato ne svolge 1 a piacimento);
    – 5 quesiti di matematica e 3 di fisica (il candidato ne svolge 4, tra i quali almeno 2 di matematica e almeno 1 di fisica).

    1. La prof.ssa Simonetta Cipriani ha comunicato a segreteria@mathesisnazionale.it quanto segue: Sono una docente di fisica con anni di insegnamento al liceo scientifico tecnologico e liceo scientifico scienze applicate ad un istituto di Roma. Il primo problema gli studenti del primo anno del liceo scientifico scienze applicate lo fanno ad occhi chiusi e considerano anche il tempo di reazione prima della frenata. Non mi sembra un problema da sottoporre ad un esame di stato.

      1. Bene se è così, allora i responsabili della redazione delle prove potranno decisamente alzare il livello delle richieste.

      2. Il parere della prof.ssa Adriana Lanza: “Effettivamente il problema dell’ostacolo, a una prima lettura, appare di soluzione pressoché immediata ma il contenuto matematico mi sembra dignitoso ( teorema di esistenza degli zeri e teorema del valor medio oltre al classico studio di funzione e applicazione del calcolo integrale) e richiede discrete capacità argomentative . Il contenuto fisico è elementare ma la risposta al punto 4 invita a una riflessione sull’utilizzo del valore approssimato e sull’incertezza del risultato.
        Lo studio di funzione non richiede particolari abilità di calcolo ma se torniamo alla lettura delle indicazioni Nazionali troviamo l’invito a utilizzare funzioni elementari per concentrarsi sui concetti e non sui calcoli.”

    2. in verità l’ipotesi 3 non è così separatista. Dice infatti: Una presenza proporzionale al numero di ore settimanali 13 e 22. Quindi 3 quesiti per la fisica, 5 per la matematica. E i problemi? Almeno un problema dovrebbe contenere qualcosa di matematica e qualcosa di fisica.

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