Giu 11 2018

Il decalogo di Galli della Loggia e il commento di Biagio Scognamiglio

La “lettera sulla scuola” di Ernesto Galli della Loggia ha avuto vari commenti. Tra questi si riporta qui di seguito quello di Biagio Scognamiglio:

Ernesto Galli della Loggia, autore di uno stravagante decalogo di consigli al nuovo ministro dell’istruzione, non sembra voler fare onore alla logica, incorrendo in alcune eclatanti contraddizioni.

“A chi sostiene che possono parlare solo gli esperti dico che avanti di questo passo allora i pazienti non potrebbero protestare su come è organizzato un ospedale”. “Cancellazione di ogni misura legislativa o regolamentare che preveda un qualunque ruolo delle famiglie o di loro rappresentanze nell’istituzione scolastica”. “è bizzarro che a rivendicare la presenza dei genitori siano gli stessi che vogliono la tecnicità dell’istruzione come se i genitori fossero degli esperti. I genitori non sono altro che i difensori d’ufficio dei loro figli, non servono!” “è indicativo che proprio le persone che oggi si collocano su una posizione progressista invocano un cavallo di battaglia del pensiero di Destra ovvero che delle cose si devono occupare solo gli esperti. La scuola non è dei pedagogisti ma di tutti quelli che ci mandano i figli. Rivendico il mio diritto di parlarne”.

Infatti ne sta parlando e nessuno contesta un diritto di dire cose strane. Se la scuola è “di tutti quelli che ci mandano i figli”, perché i genitori, come egli vorrebbe, non dovrebbero pronunciarsi sulla scuola? I pazienti non esperti sì e i genitori non esperti no? Lui che, al pari dei genitori,  è un non esperto di scuola, non pretende forse di pronunciarsi? Come fa però a parlare di una cosiddetta tecnicità dell’istruzione, se non è esperto?  Chi  sarebbero coloro che vogliono la cosiddetta tecnicità dell’istruzione? E chi ha detto che sia un cavallo di battaglia del pensiero di Destra  “che delle cose si devono occupare solo gli esperti”? Riprendendo l’esempio dell’ospedale, proviamo a immaginare un paziente non esperto che suggerisca al chirurgo come operare.

 “A me risulta che i plessi scolastici in genere non hanno un nome. Spesso gli istituti prendono il nome della strada in cui si trovano”.

 Da quali fonti ricava quello che a lui risulta? Si atteggia ad esperto di toponomastica e non pensa che “il nome della strada” è in genere il nome di un illustre personaggio storico, di una regione, di una città? Ah, già, si dice non esperto, però vuol suggerire al ministro come questi possa essere esperto. Comunque faccia o faccia fare un censimento e ne ricavi un elenco di nomi di plessi da sostituire, dopo di che potrà parlare, perché da non esperto sarà diventato esperto, quindi “di Destra”.

 “Bisognerebbe fare un confronto dei risultati che ha prodotto l’eliminazione della predella. La stanza dove lavora il suo direttore del giornale è più grande di quella degli altri giornalisti. La spazialità ha un alto valore simbolico. Chi ha una posizione contraria applichi le sue categorie anche in altri luoghi: perché a questo punto il Presidente della Camera deve stare sullo scranno più alto?”

Come si fa a “fare un  confronto dei risultati che ha prodotto l’eliminazione della predella”? Il docente ha la sua cattedra: anche se è al livello del suolo, non basta? Il censore non ricorda o finge di non ricordare l’antico insegnamento peripatetico: chi insegnava non procedeva certo in lettiga o a cavallo coi discepoli a piedi.  E “lo scranno più alto” del Presidente della Camera implica necessariamente che la persona investita di tale ruolo sia all’altezza della situazione? Il cosiddetto “alto valore simbolico” della “spazialità” non deve essere confuso con la funzionalità, che è ben più importante. Comunque, si rimetta pure la predella e dopo un congruo lasso di tempo si proceda a un riscontro dei risultati: il riscontro lo organizzi il censore stesso in qualità di non esperto. Se non se ne sentirà capace, dovrà ricorrere agli esperti.

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